Nel 1995, una rete sportiva tradizionale organizzò un campionato di “sport estremi” e buona parte del mondo dello skate lo guardò con diffidenza: cosa c’entrava ESPN a mettere giudici e medaglie a qualcosa che si vantava di non avere regole? Trent’anni dopo, la risposta è scomoda da ammettere ma facile da dimostrare: senza gli X Games non ci sarebbe stato nessun 900 in tv, nessuna Mega Ramp, e probabilmente nemmeno lo skate olimpico.
Questa è la storia completa dello skate agli X Games, raccontata attraverso i suoi momenti: quelli andati bene, quelli che sono quasi finiti in tragedia e quelli che hanno cambiato chi prende quanto.
Come usare questa cronologia
I momenti chiave sono organizzati per ere e si possono filtrare per disciplina o cercare per nome. Quasi tutte le schede includono il video ufficiale del momento (il canale degli X Games ha le gemme ben archiviate), così puoi vedere il 900, il slam di Jake Brown o il 1080 di Gui Khury mentre leggi.
Le origini (1995-1998)
Extreme Games 1995: l'esperimento di ESPN
ESPN si inventò gli Extreme Games nell'estate del 1995, distribuiti tra Newport, Providence e Mount Snow. L'idea sembrava strana persino agli skater stessi: un canale di sport tradizionale che organizzava un campionato di discipline che la tv non aveva mai preso sul serio. Tony Hawk vinse l'oro nel vert e Chris Senn si aggiudicò lo street, con Hawk secondo.
Funzionò così bene che l'anno successivo ESPN abbreviò il nome in X Games e lo trasformò in un appuntamento annuale. Senza quell'esperimento è difficile immaginare lo skate olimpico di oggi: fu la prima volta che il grande pubblico vide lo skate in prima serata.
Hawk e Macdonald: sei anni senza perdere
La modalità Vert Doubles (due skater in rampa contemporaneamente, che coreografano linee incrociate) debuttò nel 1997. Tony Hawk e Andy Macdonald la vinsero per sei anni consecutivi, dal 1997 al 2002. Dei dieci ori di Hawk agli X Games, sei arrivarono nei doubles insieme a Macdonald.
Macdonald avrebbe finito per accumulare 23 medaglie nelle discipline di vert. E come ciliegina sulla torta, decenni dopo ha gareggiato ai Giochi di Parigi 2024 a 51 anni rappresentando la Gran Bretagna, diventando lo skater olimpico più anziano della storia.
L'era del 900 (1999-2003)
Il 900 di Tony Hawk
27 giugno 1999, Best Trick degli X Games V a San Francisco. Il tempo di gara era già scaduto quando Tony Hawk decise che non se ne sarebbe andato senza il 900, due giri e mezzo che nessuno aveva mai landato. Lo speaker pronunciò la frase che è rimasta nella storia: le regole le inventiamo sul momento, che ci riprovi. Dopo una decina di cadute, lo portò giù.
Tre mesi dopo uscì Tony Hawk's Pro Skater. L'accordo con Activision era stato firmato prima del 900 (gennaio 1999), ma la coincidenza delle due cose nella stessa estate trasformò Hawk nella persona più famosa dello skate, probabilmente per sempre. Nel 2016, a 48 anni e 17 anni esatti dopo, landò di nuovo e lo registrò per il suo canale.
Il run del 98: Burnquist a Filadelfia
X Games 2001. Bucky Lasek, bicampione in carica, sembrava avere l'oro del vert in tasca. Nell'ultimo round del campionato, Bob Burnquist aveva bisogno di più di un 95,5 e tirò fuori una run di trick in switch che nessuno aveva mai visto in competizione: 98 punti e oro. In molti la considerano ancora la migliore run di vert nella storia degli X Games.
La cosa interessante è che non fu un trick isolato, fu una dichiarazione di stile: Burnquist che pattinava switch con la stessa naturalezza del regular, una cosa che nel 2001 sembrava fantascienza.
2003: le donne entrano in cartellone
Durante le prime sette edizioni non ci furono gare femminili di skate. Jen O'Brien e Cara-Beth Burnside fecero pressione su ESPN fino a ottenere una demo nel 2002 e, finalmente, una competizione completa nel 2003. Vanessa Torres vinse il primo oro femminile di street e Burnside si portò a casa quello di vert.
Restava l'altra metà della battaglia: nel 2005 il vincitore del vert maschile portava a casa 50.000 dollari e la vincitrice femminile 2.000. Burnside e Mimi Knoop organizzarono le rider nella Action Sports Alliance e tennero duro finché ESPN non annunciò la parità dei premi alla fine del 2008, effettiva dal 2009.
Mega Ramp (2004-2012)
Danny Way porta la Mega Ramp
Danny Way era dal 2002 a costruire rampe che non entravano in nessuno skatepark: un roll-in di diversi piani, un gap largo quanto una strada e un quarter gigante. Nel 2004 gli X Games fecero spazio alla sua creatura con la prova di Big Air allo Staples Center, e Way vinse i tre primi ori di fila (2004, 2005 e 2006).
Nel mezzo, nel 2005, saltò la Grande Muraglia Cinese con la caviglia malconcia dopo uno slam durante gli allenamenti. Non era un X Games, ma è la foto migliore di quello che la Mega Ramp significava: lo skate che entrava in una scala che prima esisteva solo nei videogiochi.
Lo slam di Jake Brown
Finale di Big Air del 2007. Jake Brown atterra un 720 sul gap, perde la tavola in cima al quarter e cade circa 14 metri in piano. Le scarpe volarono via con l'impatto, e il palazzetto intero rimase in silenzio finché, circa cinque minuti dopo, Brown si rialzò e uscì camminando con assistenza, con lo stadio in piedi.
Il "uscì camminando" ha il suo rovescio: milza rotta, vertebre fratturate, contusioni al fegato e al polmone, e tre mesi lontano dalla tavola. Il lato positivo della storia arrivò nel 2009, quando tornò a quella stessa gara e vinse l'oro.
Bob Burnquist: 30 medaglie e neanche un'edizione saltata
Burnquist ha gareggiato in tutte le edizioni estive dalla prima del 1995 fino al suo ritiro a Minneapolis nel 2017. Nessun altro può dirlo. Lungo la strada ha accumulato 30 medaglie, il record assoluto degli X Games estivi secondo il Guinness, inclusi cinque ori consecutivi nel Big Air.
Nel 2010 ha eseguito il primo 900 fakie to fakie della storia, anche se quello fu sulla sua Mega Ramp di Vista, California, non in competizione. Il suo ranch con la rampa gigante è ormai quasi famoso quanto lui.
L'era dei record (2013-2021)
Tom Schaar: il primo 1080, a 12 anni
Il 26 marzo 2012, un ragazzino di 12 anni chiamato Tom Schaar atterrò sulla Mega Ramp di Woodward West il primo 1080 della storia: tre giri completi, certificati da Guinness.
Settimane dopo lo inchiodò in competizione agli X Games Asia di Shanghai portandosi a casa l'oro, diventando il medalliato d'oro più giovane degli X Games fino ad allora. Oggi compete nell'élite del park: argento olimpico a Parigi 2024.
Nyjah Huston: il re dello Street
Nyjah ha debuttato agli X Games nel 2006 a 11 anni, il concorrente più giovane che si fosse mai visto fino ad allora. Da quel momento ha accumulato il record di ori in Skateboard Street: undici secondo il Guinness a metà 2024, e continua ad aggiungerne. Nessun altro skater ha dominato una disciplina degli X Games per così tanto tempo.
Il suo stile (ringhiere enormi, consistenza da robot in competizione) ha definito l'era in cui lo street da contest si è professionalizzato del tutto, con la Street League di Rob Dyrdek e gli X Games che si alimentavano a vicenda dal 2013.
Leticia Bufoni: il riferimento femminile di un decennio
La brasiliana ha accumulato 12 medaglie femminili (6 ori, 3 argenti, 3 bronzi) e il record di ori nello street femminile, con cinque. Guinness le ha consegnato i certificati di entrambi i record agli X Games del 2022. Per tutto il decennio del 2010 è stata il volto dello skate femminile mondiale, dentro e fuori dalle competizioni.
Il suo record di ori totali ha già una nuova proprietaria (l'australiana Arisa Trew l'ha superata nel 2025), ma il ruolo di Bufoni è stato un altro: dimostrare che una skater poteva riempire copertine, campagne e podi al livello di qualsiasi stella maschile.
Mitchie Brusco: 1260 (e argento)
Il 3 agosto 2019, nella finale di Big Air di Minneapolis, Mitchie Brusco ha landato il primo 1260 della storia: tre giri e mezzo. Ci aveva già provato a Shanghai qualche mese prima, senza fortuna. Tony Hawk, che di certe cose se ne intende, è stato tra i primi a congratularsi con lui pubblicamente.
Il dettaglio che rende la storia ancora migliore: nemmeno con il trick più difficile mai landato in gara è riuscito a portarsi a casa l'oro. Elliot Sloan è stato più consistente e Brusco si è dovuto accontentare dell'argento.
Gui Khury: un bambino di 12 anni supera il 900
Il brasiliano Gui Khury ha eseguito il primo 1080 in rampa vert della storia nel maggio 2020, a 11 anni, in piena pandemia e su una rampa di famiglia a Curitiba. L'anno dopo lo ha ripetuto in competizione agli X Games 2021, a 12 anni, vincendo il Best Trick di vert davanti a un roster che includeva lo stesso Tony Hawk, in gara a 53.
Khury era già l'atleta più giovane nella storia degli X Games (ha debuttato nel 2019 a 10 anni). A Chiba 2024 ha continuato a inventare: primo kickflip body varial 900 in competizione.
Oggi (2022-2026)
ESPN vende: nuova fase con Hawk dentro
Nell'ottobre 2022, ESPN ha venduto il controllo degli X Games al fondo MSP Sports Capital (lo stesso gruppo d'investimento presente in McLaren Racing), mantenendo una partecipazione minoritaria e i diritti di trasmissione negli Stati Uniti. Tony Hawk è entrato nel gruppo acquirente come brand advisor.
Per chi guarda, il cambiamento si sente nel formato: edizioni più compatte, maggiore presenza internazionale (Chiba nel 2022 e 2023, Osaka nel 2025) e una scommessa chiara su tornare a essere la vetrina annuale dello skate che erano negli anni 2000.
Arisa Trew e i bambini record
L'australiana Arisa Trew, oro nel park a Parigi 2024, è la nuova padrona dei record femminili: prima donna a landare un 900 (2024) e già otto ori agli X Games dopo Salt Lake City 2025, il massimo nella storia del femminile. Tutto questo prima di compiere 16 anni.
E non è un caso isolato: a Ventura 2024, l'altra australiana Mia Kretzer è diventata la medallista più giovane nella storia degli X Games a 9 anni. I record che prima segnavano gli skater adulti li stanno battendo ora adolescenti e bambine.
XGL: gli X Games diventano una lega
Per il 2026 l'organizzazione ha annunciato la X Games League (XGL): una lega annuale a squadre, mista, con otto club tra sport invernali ed estivi, e un draft a Los Angeles a marzo 2026. Le prime due tappe estive confermate sono Sacramento (26-28 giugno) e un appuntamento in Giappone a inizio luglio.
È il cambiamento di formato più grande in trent'anni di storia dell'evento. Se funziona, lo skate competitivo avrà per la prima volta una stagione regolare a squadre, qualcosa che nemmeno la Street League aveva mai provato a fare.
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Cosa hanno davvero cambiato gli X Games
La cosa più evidente è la fama: l’evento ha trasformato Hawk, Burnquist o Nyjah in nomi conosciuti anche da chi non ha mai messo piede in uno skatepark. Ma il cambiamento profondo è stato economico. Gli X Games hanno creato il primo calendario annuale stabile in cui uno skater da competizione poteva pianificare le entrate, e i grandi sponsor esterni allo skate — bibite, telecomunicazioni, case automobilistiche — sono entrati proprio da quella porta.
Hanno anche accelerato la progressione tecnica. L’escalation di rotazioni che va dal 900 (1999) al 1080 (2012) fino al 1260 (2019) è legata alla Mega Ramp, e la Mega Ramp esiste in parte perché c’era un evento televisivo disposto a montarla ogni anno. Puoi discutere se questo sia l’anima dello skate o il suo parco divertimenti (il dibattito va avanti da 30 anni), ma l’influenza è innegabile.
X Games e Giochi Olimpici: il ponte
Quando lo skate debuttò a Tokyo 2020, metà del lavoro era già fatto: due decenni di X Games avevano abituato il pubblico generalista a vedere skate, con formati, punteggi e narrazioni pronti per la televisione. Non è un caso che diversi campioni olimpici (Keegan Palmer, Arisa Trew, Rayssa Leal) siano cresciuti gareggiando agli X Games, né che Andy Macdonald sia arrivato a competere a Parigi 2024 a 51 anni dopo una vita intera in questo evento.
Il rapporto funziona anche al contrario: l’oro olimpico ha dato agli X Games una legittimità sportiva che per anni era stata negata loro, e la nuova X Games League del 2026 (lega a squadre, mista, con draft) è il tentativo più ambizioso di trasformare quell’esperimento del 1995 in uno sport con una stagione regolare.
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